Il lavoro dei giornalisti è sempre più spesso inquadrato e soffocato da iniziative editoriali condizionate. Interessi imprenditoriali e istituzionali mirati a condizionare il mondo dell’informazione si fanno sentire in maniera crescente.
Lasciamo spazio ai giornalisti che vorrebbero esprimersi ed esercitare la loro professione in tutta umiltà, ma anche in tutta libertà.
Ogni limitazione alla libertà d’opinione deve essere rara, e giustificata dalla preoccupazione di rispettare la legge e le regole di rispetto reciproco.
Nessun altro limite può essere tollerato. Perché, oggi più che mai, la libertà d’opinione è minacciata.
E il primo dovere di una minoranza è quello di esporsi, di offrire all’intera società la propria visione dei problemi e degli avvenimenti.
Le minoranze che si lasciano intimidire, scelgono di tacere o cedono alla tentazione di rintanarsi nella chiusura, si riducono a essere dei semplici gruppi di interesse.
Proviamo a fare un giornale.
Proviamo a fare un giornale.
Consapevoli dei nostri limiti, ma senza vergognarci delle nostre speranze.
Un giornale a testa alta, per chi ha ancora voglia di scrivere, di leggere e di esplorare.
Un giornale concepito da giornalisti professionisti, ma aperto al contributo di tutti. Sensibile alle istanze del mondo accademico, ma libero da complessi di inferiorità nei confronti di chi dell’accademia fa una questione di potere.
Un giornale dove la voce dei cittadini che incontriamo ogni giorno trovi posto a fianco di quella di studiosi, ma dove l’esperienza di chi vive la vita quotidiana sia in primo piano e le teorie e le lezioni restino sullo sfondo.
Un giornale fatto da professionisti responsabili, che non delegano a grafomani ed esibizionisti il lavoro di riempire le pagine.
Un giornale che non senta il bisogno dei like e degli incoraggiamenti gratuiti, ma dove ogni lettore possa sentirsi a casa.
Un giornale che riesca a raccontare qualche storia e che si assuma qualche responsabilità.
Per questo abbiamo pensato a un giornale che parta da tre semplici e chiare affermazioni…
GIORNALISMO INDIPENDENTE
Il lavoro dei giornalisti è sempre più spesso inquadrato e soffocato da iniziative editoriali condizionate. Interessi imprenditoriali e istituzionali mirati a condizionare il mondo dell’informazione si fanno sentire in maniera crescente.
Lasciamo spazio ai giornalisti che vorrebbero esprimersi ed esercitare la loro professione in tutta umiltà, ma anche in tutta libertà.
Non sta a noi definire chi sia bravo e chi no nel fare il proprio lavoro. Ma partiamo dall’idea che, con tutti i nostri limiti, vorremmo fare i giornalisti, e non possiamo improvvisarci operatori delle pubbliche relazioni.
Lavoriamo con le parole e con la nostra voglia di raccontare, con la consapevolezza del nostro ruolo e delle nostre responsabilità.
Se volete incontrarci, cercateci lungo le strade e tra i fatti di ogni giorno. Lontani dagli sbadigli delle sale conferenze.
LIBERE OPINIONI
Un giornale come quello in cui speriamo, deve allargare il campo della libera espressione fino al massimo limite possibile. Proprio in una stagione dove questi confini si restringono a vista d’occhio e vengono inesorabilmente strozzati da poteri grandi e piccoli, è importante riaffermare che le opinioni sono libere.
Ogni limitazione alla libertà d’opinione deve essere rara, e giustificata dalla preoccupazione di rispettare la legge e le regole di rispetto reciproco.
Nessun altro limite può essere tollerato. Perché, oggi più che mai, la libertà d’opinione è minacciata.
CULTURE DI MINORANZA
Molti di noi appartengono a un’identità minoritaria o guardano con interesse a una cultura di minoranza.
La realtà che ci circonda, la componente viva che la caratterizza, non è altro che la somma di molte visioni minoritarie.
Ognuna di questa identità non può limitarsi a rivendicare diritti e riconoscimenti, deve farsi carico anche di responsabilità e di doveri.
E il primo dovere di una minoranza è quello di esporsi, di offrire all’intera società la propria visione dei problemi e degli avvenimenti.
Proprio questa prospettiva, diversa, e alternativa, è la garanzia che ci serve per poter vivere in una società plurale, che tutela il bene comune e difende la democrazia.
Le minoranze che si lasciano intimidire, scelgono di tacere o cedono alla tentazione di rintanarsi nella chiusura, si riducono a essere dei semplici gruppi di interesse.
Non solo mettono in pericolo il proprio futuro, non solo avviliscono le proprie potenzialità, ma soprattutto vengono meno al loro dovere di donare alla società il bene che hanno conquistato o tramandato di generazione in generazione e che non sono più capaci di amministrare.
Proviamo a fare un giornale. Assumiamoci questo rischio, perché, in definitiva, non c’è niente di più pericoloso che sprofondare nel silenzio. Diamo una voce viva alle pagine che ci attendono.